Edizione Internazionale 2006

Laura Nicolini

Integrazione delle tecnologie rinnovabili

Per la ricerca creativa ed inconsueta dell’integrazione di nuove tecnologie rinnovabili nella valorizzazione territoriale delle aree a valenza agro-archeologica”

ABSTRACT
La presente tesi in Architettura ha per titolo “Integrazione delle tecnologie energetiche rinnovabili nei progetti di valorizzazione territoriale delle aree a forte valenza agro-archeologica” e sviluppa un tema proposto dalla sede ENEA di Casaccia (Roma).

La tesi affronta tematiche multidisciplinari e si sviluppa in due fasi distinte:
• In un primo momento si sono studiate problematiche di tipo territoriale che hanno condotto alla formulazione di una ipotesi complessiva di sviluppo del territorio analizzato, consistente nella proposta di “Parco Agro-Archeologico della Sabina Tiberina-Curense-Farfense”;
• In un secondo momento si è preso in esame un sito di rilevanza archeologico-paesaggistica di proprietà pubblica ove si è studiato un inserimento architettonico moderno ma particolarmente rispettoso del contesto, avente lo scopo di aggiungere al luogo un valore culturale/ eco-sostenibile/ innovativo, capace di coniugare le esigenze del moderno con la tutela dell’antico e la valorizzazione del paesaggio. Si tratta di una suggestiva copertura fotovoltaica dell’area archeologica in grado di garantire l’autosufficienza energetica del sito al fine di consentire la definizione di un piano di illuminamento per una valorizzazione notturna ed una organizzazione museale.
Conclude questa seconda parte, una serie di approfondimenti tecnici con un dettagliato studio di fattibilità del progetto fotovoltaico e la verifica strutturale dell’arco principale.

L’area di studio: analisi territoriale, amministrativa, storica

L’ambito di studio comprende parte della regione storica “Sabina” più precisamente la “Bassa Sabina” : un comprensorio di comuni posti a circa cinquanta Km. da Roma.
Si è confinato lo studio generale nel territorio della Sabina Tiberina-Farfense con fulcro nei comuni di Montopoli di Sabina, Fara Sabina e Poggio Mirteto, ma anche nei territori (posti anch’essi sulla riva sinistra del Tevere) dei comuni romani di Nazzano e Torrita Tiberina; tutti condividono un passato storico-culturale comune, la diffusione -seppur contratta- dell’agricoltura, un territorio fortemente ambito: tanto dai cittadini desiderosi di trovare una dimensione di vita più umana a pochi passi da Roma, quanto dalla grande distribuzione che vuole qui allocare più strategicamente le risorse del suo circuito.

◄ Il Tevere che è la linea di confine naturale tra le province di Rieti e Roma ad eccezione che nel tratto in rosso.

Nell’area in oggetto il periodo sabino è attestato da numerose necropoli e da significativi luoghi di culto a divinità pagane preromane. Il periodo romano ha segnato il territorio con la centuriazione e con la creazione di numerose “villae rusticae”. In epoca imperiale queste furono ampliate ed abbellite per gli “otia”. In epoca medievale, sotto il dominio dell’Abbazia di Farfa, furono rimaneggiate per divenire delle curtes. Nel corso degli ultimi secoli, poi, nei pressi di quelle antiche strutture si sono venute organizzando le case coloniche. Oggi, pertanto, in corrispondenza di antiche ville romane prosperano aziende agricole e agrituristiche (private e pubbliche) le cui aree archeologiche formano un unico elemento con le distese dei tranquilli oliveti, vanto della terra sabina.

L’ipotesi del Parco Agro-Archeologico
Partendo da queste considerazioni, la tesi propone la creazione di un “Parco Agro-archeologico della Sabina Tiberina-Curense-Farfense” che metta a sistema strutture pubblichi e private, fattorie, archeologia, paesaggio, servizi al turismo, comportamenti e scelte ecologiche (es. fattorie a coltivazione biologica, agriturismi e fattorie didattiche, propensione al vincolo dei siti archeologici, valorizzazione degli scorci panoramici, dei percorsi storici, degli uliveti allineati alla centuriazione, valorizzazione delle fonti e sorgenti, utilizzo di fonti energetiche alternative, utilizzo funzionale e razionale delle essenze arboree autoctone, inserimento opportuno di nuovi elementi nel contesto ecc…..).
Perché ciò avvenga, ovviamente non è sufficiente “istituire” un parco, ma è almeno necessario:
- Creare un sistema virtuoso con le positività e le potenzialità del territorio;
- Definire un sistema di relazione e vantaggi reciproci tra le realtà pubbliche e private;
- Individuare strategie per motivare un flusso turistico di tipo “stanziale”, ad esempio con appropriate manifestazioni culturali;
- Arricchire il territorio di un “plus valore” culturale ed ambientale.


Allegati al progetto:
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