Edizione Internazionale 2006

Ing. Valerio Siniscalco

Dalla citta’ energivora alla citta’ energigena

Per l’individuazione di una tematica di grande rilevanza e interesse per l’applicazione a scala urbana di un nuovo modello energetico

Il sempre maggiore bisogno di energia da parte della popolazioni industrializzate e di quelle che lo saranno in futuro, ilconseguente allargamento del buco dell'ozono, quindi il surriscaldamento del pianeta e l'inquinamento in genere, l'impetuosa crescita economica della Cina, dell’India e dei paesi dell’America latina che divorano materie prime e bruciano energia facendo impennare il costo del petrolio quello del carbone e conseguentemente quello dell’energia primaria, stanno mettendo in crisi il nostro sistema facendoci capire come il nostro progresso risulta essere insostenibile, portando la questione energetica alla base della trasformazione socio-economica in atto ed indicando l' "ecobenessere" inteso sia in modo soggettivo che ambientale come una priorità oggettiva.
La capacità di produrre e possedere energia sembra essere ad oggi l'unità di misura della potenza di una Nazione, per essa si fanno anche spietate guerre, non accorgendosi di quanta energia gratis sia presente nel naturale ciclo di vita del mondo.
Basterebbe solo migliorare la capacità di prelievo/sfruttamento dell’energia ed aprire al nuovo mercato delle rinnovabili, eliminando così l'immissione in aria di sostanze non gradite all’ambiente ed alla salute dei cittadini.
Oggi il 40% dell’energia italiana è assorbita dall’edilizia. Una quantità spropositata generata dall’inefficienza termica che il 90% del parco edilizio italiano denuncia essendo caratterizzato da dispersioni che si aggirano intorno ai 200KWht/mq. Il problema fu affrontato con la legge 10/91, ma le rigide norme prescritte e l’inefficacia dei controlli hanno reso inapplicata la norma. Oggi è possibile produrre manufatti edilizi che arrivano a consumare 15 KWht/mq (passivhaus) che abbatterebbero i costi di gestione dell’abitazione dell’80-90%. La regolamentazione e l’imposizione della certificazione e classificazione energetica degli edifici incentiverà, come è successo per gli elettrodomestici, la produzione delle classi più efficienti e stimolerà il resto della collettività ad effettuare interventi di risparmio energetico portando i consumi medi dei nuovi manufatti intorno ai valori della passivhaus.
L’altro enorme problema che affligge da sempre l’Italia è l’approvvigionamento dell’Energia: l’Italia, come al solito in netta controtendenza, incentiva la riapertura di centrali a carbone (combustibile con la più alta emissività di CO2) e spinge per il ritorno del nucleare (scorie), quando la soluzione più conveniente non solo per l’ambiente, ma anche per la sicurezza sia in termini di approvvigionamento che in relazione ad esempio, ad eventuali attacchi terroristici a cui sarebbero soggette le centrali nucleari o i depositi di scorie, è l’utilizzo estensivo delle FER. Senza contare l’economia, che sarebbe stimolata dal basso e non dai soliti centri di capitale. Lo sviluppo del mercato del solare fotovoltaico in Germania ed in Giappone, quello della biomassa in Austria, e quello del solare termico in Grecia e Spagna sono la dimostrazione pratica e concreta della convenienza di queste fonti. Gli effetti generati dallo sviluppo delle FER sono decine di migliaia di posti di lavoro e la leadership nel mercato e nel know-how alle nazioni pioniere. Inoltre la progressiva crescita del prezzo del petrolio determinata dall’ingresso della Cina nel mercato energetico ha reso ancora più favorevole lo sviluppo di queste ed altre tecnologie (geotermico, eolico, energia dalle maree e dal moto ondoso, ecc…).
L’Italia paradossalmente è poverissima di risorse convenzionali (carbone e petrolio), quelle che utilizza per la produzione di energia, ma ricchissima di energia rinnovabile assolutamente sottoutilizzata: sole, legna, geotermia, vento, acqua. Quello che manca è una normativa che stimoli realmente il mercato del risparmio energetico e quello delle FER. Ma fortunatamente oggi siamo obbligati a recepire le direttive dell’UE che lentamente stanno trovando la loro forma anche in Italia; inoltre l’adesione al protocollo di Kyoto ci obbliga a ridurre entro il 2012 le emissioni di gas serra del 6,5% rispetto al 1990 pena salatissime multe (40€/t CO2).
Oggi l’urbanista ha la responsabilità di pianificare la sussistenza energetica dell’insediamento al fine di promuovere la generazione diffusa e democratica dell’energia. Le soluzioni da adottare si ricercano proprio nella possibilità di utilizzo dei nuovi (in realtà antichissimi - Vitruvio) principi di progettazione bioclimatica, dell’imposizione di determinati coefficienti di trasmissione termica e di un approccio sostenibile integrato in fase di programmazione. La soluzione più auspicabile deriva proprio da un approccio integrato alla pianificazione che permetta di chiudere il ciclo di produzione, consumo e smaltimento di qualsiasi risorsa in uso all’interno dell’ambito, con il conseguente “obbligatorio” utilizzo delle FER, delle tecniche di smaltimento e gestione di acqua e rifiuti e del controllo dei flussi di mobilità privata, pratiche ampiamente diffuse nell’Europa Centrale e nella Scandinavia, messe in moto ai tempi della crisi energetica degli anni settanta, e recentemente adottate anche da alcune realtà italiane (Bolzano, Carugate, Varese Ligure).
In questo progetto ci si è avvalso di numerosi case studies raccolti in gran parte d’Europa – Francia, Germania, Inghilterra, Scandinavia, Olanda, Austria, Spagna – e si è tentato di utilizzare le soluzioni più compatibili con la natura del sito ed allo stesso tempo quelle ritenute più efficaci in ciascuna delle tematiche principali della pianificazione urbana, che comprendono, oltre quelle sopracitate, quantomenola comunicazione ed educazione, la concertazione, il coinvolgimento degli attori locali, il mix sociale nell’insediamento, ed ovviamente l’economia, seguendo così lo schema redatto da Trevor Hancock – Economia, Ecologia, Stato Sociale – ritenuto ormai il fondamento di un reale sviluppo sostenibile.
Il progetto è stato completato nel giugno 2005, quando alcun e leggi come i l conto energia ed i l recepimento de l la
direttiva 2002/91/CE n on erano state discuss e ed approvate dal parlamento ; per questo  motivo alcuni calcoli sonostati effettuati sul la base delle indicazioni degli attori nazionali più importanti dei rispettivi settori .


Allegati al progetto:
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