News - Energie rinnovabili 12-12-2012

Eolico: se è straniero il vento è più forte e sicuro

L'espansione è cominciata l'anno scorso. Già nel 2011 le imprese italiane dell'energia verde hanno investito più all'estero che in Italia, soprattutto nell'eolico. Ma quest'anno il trend è ancora più marcato. «Il problema non sta nel taglio degli incentivi, questo è successo dappertutto», spiega Piero Manzoni, amministratore delegato di Falck Renewables, tra i principali attori dell'energia pulita italiana, con oltre 700 megawatt di capacità installata. «Le nuove regole innalzano tali e tanti ostacoli burocratici, che investire in Italia è diventata una missione impossibile».
ASTE - Spiega Manzoni: «Ora c'è spazio solo per 500 megawatt all'anno, che vengono assegnati con un'asta. Se nel corso dell'anno non esco vincitore con uno dei miei impianti, per i quali ho lavorato, ho speso soldi per i progetti, per trovare il terreno e per ordinare le turbine, devo stare fermo un altro anno fino all'asta successiva e quindi ho lavorato in perdita». Conseguenza? «Sarà inevitabile per tutte le imprese del settore, la cui redditività si basa sul rendimento degli impianti, investire in quei Paesi che credono allo sviluppo delle rinnovabili e dove ci sono maggiori certezze». Sottinteso: gli unici che possono investire in Italia sono soggetti che non hanno bisogno di finanziamenti bancari.
CONSEGUENZE - Di conseguenza, Falck punta molto sulla Scozia e sulla Polonia. In Scozia ha già cinque parchi eolici in funzione, tre autorizzati e altri quattro in via di sviluppo. Falck Renewables ha anche stabilito la propria base operativa a Inverness, da dove vengono controllate le operazioni di tutti i progetti in Europa. «Anche qui calano gli incentivi, ma il sistema di assegnazione rimane lo stesso, senza le aste, com'era prima in Italia», sottolinea Manzoni. In Francia, la società milanese ha costruito quattro parchi eolici e ne sta sviluppando altri tre, mentre in Polonia ha diversi progetti in via di autorizzazione.
AMERICA LATINA - E Falck non è l'unica a prendere il volo. Enel Green Power, leader europea delle fonti rinnovabili, se ne va a piantar pale in Brasile, in Cile e in Messico, in aree dove le normative sono più stabili e la ventosità media è quasi doppia di quella europea, con le ovvie ricadute sul rendimento. In Brasile, nello Stato di Bahia, e in Cile, a Talinay, la società guidata da Francesco Starace ha in corso due progetti da 90 megawatt, con un investimento, per il Cile, di 165 milioni di dollari. In Messico, nello Stato di Oaxaca, si è aggiudicata un progetto da 130 milioni di dollari per 100 megawatt, da aggiungere agli altri 127 megawatt di capacità già installata che possiede in loco.
ALTRI PAESI - In Romania, dove Enel è il più importante investitore privato del settore elettrico...

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100% rinnovabili ora! - Francesca Sartogo
 
 
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