rassegna stampa - Energie rinnovabili 28-02-2012

Turbine, motori e incentivi nel futuro c'è la cogenerazione

Si basa su uno dei concetti più semplici e antichi del mondo, ma fino ad oggi non è bastato a garantire alla cogenerazione lo spazio che meriterebbe. "Prendere due piccioni con un una fava": in fondo è questa la banalissima filosofia che sta dietro l' utilizzo di un unico consumo di energia per produrre sia calore che elettricità. Una convenienza lampante che fa ancora fatica a dispiegare tutte le sue potenzialità. Gli obiettivi al 2010 fissati per la cogenerazione dal Paee, il Piano d' Azione italiano per l' Efficienza Energetica, sono stati superati con 2.493 GW/h di risparmio rispetto ai 2.093 programmati, ma la convinzione diffusa è che si tratti di risultati (e quindi di obiettivi) ampiamente sottodimensionati. A confermarlo è anche il recente Rapporto annuale dell' Enea. «La tecnica cogenerativa è ormai consolidata, riponendo la propria efficacia su macchinari energetici di lunga e provata affidabilità quali turbine a vapore (sia in regime di condensazione e spillamento o in contropressione), turbine a gas e motori a combustione interna», si legge nel dossier. «Simili impiantistiche - osserva ancora il Rapporto - sono penalizzate da un pronunciato effetto di scala, per cui le piccole applicazioni scontano costi di installazione per kW elettrico installato sensibilmente superiori rispetto ai grandi impianti da decine di MW. Anche per utilizzazioni importanti su 56000 ore/anno, i tempi di ritorno oscillano mediamente intorno ai 45 anni, e in questa fase storica i tempi di ritorno attesi dall' imprenditoria sono di almeno la metà». Tradotto in cifre, significa che sui 6068 GW/h risparmiati nel 2010 nel settore residenziale con interventi di efficienza energetica, solo 190, secondo quanto certifica l' Enea, sono merito della cogenerazione. Tutto lascia però intendere che questa sia la fotografia del passato, mentre gli scenari futuri siano molto più positivi e in grado di produrre risultati decisamente superiori ai 6.280 GWh/anno di risparmio fissati al 2016 dal Paee. Secondo uno studio del GseRse, anche in assenza di incentivi la cogenerazione ad alto rendimento da qui al 2020 ha la possibilità di crescere di un 25% circa in termini di potenza elettrica installata e del 41% come energia termica, ottenendo così una riduzione dei consumi di energia primaria dell' ordine di 0,9 Mtep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio). Ma gli incentivi ci sono, anche se con qualche contraddizione. Lo scorso autunno il ministero per lo Sviluppo economico ha varato il nuovo regime di sostegno per la cogenerazione ad alto rendimento. Il meccanismo si basa sul sistema dei certificati bianchi, che vengono riconosciuti per un periodo di 10 anni per gli impianti di produzione e di 15 anni per gli impianti abbinati al teleriscaldamento. Al valore base del certificato bianco è inoltre applicato un coefficiente differenziato per cinque scaglioni di potenza, per tener conto dei diversi rendimenti medi degli impianti e delle potenzialità di sviluppo della piccola e media cogenerazione. Nel caso di interventi in edilizia, questi vantaggi si sommano poi agli sgravi fiscali del 55% per le ristrutturazioni ecologiche. «Si tratta di un importante miglioramento che purtroppo sta andando però ad aiutare solo alcuni comparti industriali», spiega il direttore della Federazione italiana risparmio energetico (Fire) Dario Di Santo. «Non c' è dubbio che la cogenerazione sia una soluzione fondamentale - sottolinea - come testimonia il fatto che si tratta dell' unico settore a cui l' Ue ha dedicato una specifica direttiva comunitaria. Il problema è che occorrerebbe maggiore coerenza nella predisposizione dei decreti attuativi e più coordinamento tra enti. Emblematica è la recente decisione dell' Agenzia delle Dogane che ha portato a 2030 euro il costo delle accise sulla quantità di gas necessario a produrre un MWh elettrico in un' utenza civile (contro i 23 di un' utenza industriale), annullando di fatto il beneficio dei 1516 euro pagati dall' incentivo». Oltre ai certificati bianchi, la cogenerazione nei prossimi mesi potrà poi avvantaggiarsi anche del fondo di rotazione per il Protocollo di Kyoto finalmente lanciato dal ministero dell' Ambiente che prevede una linea di credito di 600 milioni di euro a tasso agevolato dello 0,5% per interventi di efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili. - VALERIO GUALERZI

 
 

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